In tanti in queste ore la chiamano rivoluzione, probabilmente il termine non è proprio corretto ma certamente quello che pare stia succedendo in casa Virtus non è certo un affare di poco conto.

Dopo settimana piene di indiscrezioni, di voci e di malumori, pare si sia vicini all’esonero di coach Pino Sacripanti, e ormai e cosa quasi fatta anche per il DS Marco Martelli, che pare abbia già liberato il proprio ufficio in sede Virtus.

Le opinioni a rigurado sicuramente divergono: se è vero che molti hanno criticato il lavoro svolto fin qua da Sacripanti, e molti si sono ricreduti sulle scelte di mercato fatte da Martelli, ma è altrettanto vero che le tempistiche con cui si sta operando questa sorta di “rivoluzione interna” lasciano alquanto perplessi, alla vigilia di tre partite fondamentali per il continuo della stagione bianconera, con due trasferte (Cantù e Torino) e il ritorno degli ottavi di Champions con Le Mans.

Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo a quest’estate: il nuovo AD bianconero Dalla Salda, dopo aver svolto un ottimo lavoro negli anni passati a Reggio Emilia, approda alle V nere per cercare di rendere reali le ambizioni di crescita di patron Zanetti e di tutto il popolo bianconero.

Come direttore sportivo si sceglie Marco Martelli: bolognese, virtussino, ritenuto idoneo per idee, competenza cestistica e per i suoi rapporti e la sua rete a livello internazionale.

Manca da scegliere l’allenatore ed ecco Pino Sacripanti: non era il primo nome sulla lista infatti, davanti aveva Trinchieri (che sognava l’Eurolega e che aveva chiesto tempo prima di impegnarsi, tempo che la Virtus non ha però voluto e/o potuto concedergli) e proprio quel Sasha Djordjevic che ora è il nome caldo per la panchina.

La coppia Martelli-Sacripanti sembrava ben assemblata vista la conoscenza del coach italiano del basket nazionale e dell’esperienza anche nelle coppe europee.

La squadra nasce con l’idea di mischiare italiani giovani ed esperti con stranieri dal talento pronto a scoppiare o in cerca di riscatto. Arrivano così Taylor, Punter, Mbaye, Martin, Qvale, Kravic come stranieri, e Cappelletti e Cournooh come nuovi innesti italiani, ritrovandosi a giocare con i già presenti Pajola, Aradori e Baldi Rossi.

 

La squadra sembrava inizialmente una grande incognita ma con le prime partite si comincia a vedere un certo criterio nella costruzione del roster. Ovviamente manca qualcosa per essere una “protagonista” del campionato, ma  la Virtus non è ancora una squadra di prima fascia e quindi bisogna azzardare un po’. Gli infortuni svolgono un ruolo determinante nello sviluppo della situazione in casa bianconera: Qvale e Martin sono assenza importanti per larghi tratti della stagione ed è proprio qua che si vedono i primi problemi e le prime problematiche del gruppo.

Il DS Martelli (almeno secondo voci di corridoio) si è mostrato molto attendista nel ricorrere al mercato, forse per evitare di “screditare” in qualche maniera il lavoro fatto in estate, mentre il coach premeva per intervenire in fretta e allungare le fila della sua panchina.

Guardando però con attenzione la composizione della squadra si evince una cosa: i due lunghi devono essere per forza stranieri, vista la carenza di italiani liberi e di buon livello in questo ruolo, Taylor cresce di partita in partita, pur avendo qualche problema di gestione personale dei falli, Punter vive di periodi alterni ma certamente è un giocatore che se riuscisse a trovare costanza disporrebbe di punti nelle mani, Martin riesce a dare la scossa soprattutto in difesa e Mbaye ha sì dei passaggi a vuoto ma spesso mostra più alti che bassi. Prendere altri giocatori impone lasciare fuori qualcuno e si pone il problema di chi fra tutti questi non andrebbe convocato.

Alla situazione attuale, viste le (purtroppo frequenti) prestazioni non eccelse al tiro, in molti direbbero Punter, visto il super innesto Mario Chalmers,  e visto che sembra più evidente, rispetto all’inizio della stagione, che KP0 è un giocatore a cui è stato assegnato un ruolo forse troppo centrale nella squadra per l’atleta che è attualmente… ci chiediamo: non sarebbe un ottimo sesto uomo piuttosto che il leader offensivo del team?

I lunghi meritano in discorso a parte viste le condizioni sicuramente precarie di Qvale (la sua schiena pare non essere in grado di reggere due incontri settimanali) e a volte le difficoltà difensive mostrate da Kravic. Con l’innesto di Moreira si era andati a mettere una “toppa” alla ormai cronica mancanza di Qvuale, ma non è certo il tipo di lungo congeniale allo stile di gioco di Sacripanti.

L’ultimo periodo ci mostra una Virtus molto competitiva per larghi tratti della partita con cali importanti nei finali (la partita contro Venezia in casa ne è la prova lampante, ma non è l’unico caso). A Sacripanti certamente si possono rimproverare molte cose: scelte non condivisibili di chi schierare in campo in certi momenti della partita, time-out non chiamati in momenti di evidente confusione, difficoltà nella difesa in transizione o nel pick and roll avversario e schemi di attacco non molto “ingegnosi”.

Si arriva poi a Dalla Salda: ha creduto fortemente in queste due scelte e a poco più di mezza stagione le ha rinnegate. Nessuno sa come andrà a finire la stagione ma se non saranno rispettati i piani certamente anche lui finirà in discussione (sempre che già non lo sia…)

 

Onestamente,  questa situazione fa rivivere alcune problematiche già viste l’anno passato quando Julio Trovato e coach Ramagli sembravano essere già messi in discussione nonostante la qualificazione alle Final 8 di Coppa Italia. Per cercare di tornare in alto serve continuità, serve ferma convinzione nelle proprie idee e serve una struttura forte pronta a far quadrato quando le cose non girare come sperato, e forse è proprio quest’ultimo aspetto che è mancato in questa prima parte di stagione, ovvero una coesione forte tra staff tecnico, area sportiva e dirigenza.

La proprietà. dal canto suo, non può che essere elogiata per l’importante sforzo economico che sta mettendo in camo, con l’obiettivo di riportare la Virtus nel “gotha” del basket italiano ed europeo. L’accordo con il due volte campione NBA Mario Chalmers pare essere la dichiarazione di patron Zanetti e del suo “uomo forte” Luca Baraldi di voler riportare la Virtus Segafredo Bologna ad un livello di primo piano.

Aspettiamo di capire come evolverà la situazione, in un momento cosi delicato della stagione, dove gli obbiettivi sono alla portata ma ancora tutti da conquistare. Personalmente, l’arrivo di Djordjevic sarebbe un colpo di altissimo livello (ricordiamo che negli ultimi due anni l’allenatore serbo è stato alla guida di quadre come Panathinaikos e Bayern Monaco, due team da Eurolega e con ambizioni sicuramente di altissimo livello), nonchè della nazionale serba, due volte conquistatrice di medaglie d’argento ai Mondiali ed alle Olimpiadi, sconfitta solamente dagli imbattibili “Dream Team” americani, ingiocabili per qualsiasi nazionale.

Staremo a vedere, sperando che le decisioni vengano sempre prese pensando unicamente all’unica vera cosa importante: il meglio per la crescita e la riaffermazione della Virtus.

 

Lorenzo Bencivenga

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Virtus

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