Oggi dovrebbe essere il giorno della firma di Almario Vernard Chalmers, o come è più comunemente conosciuto “Mario”, che dovrebbe accordarsi con le V nere per tutto il resto della stagione.

Non si conoscono ancora le cifre dell’accordo né se nel contratto saranno presenti clausole per il futuro. Una delle poche cose emerse da questa trattativa, passata sicuramente in sordina e all’oscuro di stampa e tifosi, è quella del ruolo avuto dall’agente di Chalmers nell’indirizzarlo verso le V nere.

Pare infatti che il nuovo agente del playmaker ex Miami Heat e Memphis Grizzlies abbia guardato con favore all’interessamento della Segafredo verso il suo assistito, ritenendo Bologna una piazza con storia e ambizioni in sintonia con il profilo del giocatore nativo di Anchorage, Alaska.

Va ricordato infatti che questa è la prima esperienza “overseas” per Chalmers, arrivata dopo una carriera di primo livello sia al College (vincitore del titolo NCAA con i Kansas Jayhawks, nonché MVP delle Final Four del torneo collegiale americano), che naturalmente a livello NBA, in cui Mario Chalmers ha avuto un ruolo di grande importanza al fianco dei celebri “Big Three” di Miami.

Al college Chalmers era considerato il secondo più forte playmaker nella sua classe da parte degli scout americani. Entra, come già detto, alla University of Kansas, con i quali vince appunto il titolo NCAA, segnando una tripla allo scadere contro i Memphis Tigers di Derrick Rose e di un altro giocatore conosciuto sotto le due torri, Chris Douglas-Roberts (o sarebbe meglio chiamarlo Supreme Bey, “un essere di luce, amore e conoscenza” come lui ha detto di considerarsi).

Quella storica tripla per la vittoria, in una delle finali di NCAA più appassionanti di sempre, passerà alla storia come “Mario’s miracle”, ossia “Il miracolo di Mario”.

Entra nell’NBA con la scelta numero 34 del draft 2008 (una delle “draft class” più ricche di talento dell’ultimo decennio), chiamato al secondo round dai Minnesota Timberwolves, i quali lo girano (via trade) immediatamente agli Heat.

La sua stagione d’esordio, nel 2008-2009, lo vede entrare nel secondo quintetto dei migliori rookie della regular season. Durante le prime stagioni mostra definitivamente le sue qualità più spiccate, ovvero quelle di essere una combo guard capace di portare palla e con una connotazione da 3&D, ovvero un tipo di giocatore molto abile in difesa e che nella metà campo offensiva si fa trovare pronto per tirare dall’arco sugli scarichi dei compagni.

A South Beach, al fianco di campioni e leggende come Dwayne Wade, LeBron e Chris Bosh, conquista 2 anelli, giocando quasi sempre titolare nelle stagioni in cui gli Heat erano “la squadra da battere” all’interno della lega.

In 7 stagioni con la franchigia di Pat Riley mette insieme cifre di tutto rispetto, con 8.8 punti, 3.4 assist ed il 42% al tiro dal campo, in 24.8 minuti di media sul parquet, inoltre detiene il record di franchigia per palle rubate in una partita (9), a dimostrazione della sua spiccata attitudine difensiva.

Rimane a Miami anche dopo la “dissoluzione” dei Big Three, per una stagione, prima di finire a Memphis.

Nella città del Blues passa 3 stagioni, di cui una purtroppo saltata tutta a causa di un brutto infortunio, rottura del tendine d’Achille della gamba destra.

Tornato nella stagione 2017-2018, gioca 66 partite sulle 82 di regular season, partendo prevalentemente dalla panchina, tenendo medie di 7.7 punti, 3 assist in 21.5 minuti di utilizzo a partita.

All’inizio della stagione in corso non rifirma con nessuna franchigia NBA, e decide, a quasi 33 anni, di intraprendere l’esper oltreoceano, arrivando alle V nere.

Mario Chalmers è un giocatore maturo, con una decade di militanza di alto livello nel campionato delle stelle americane, nelle quali ha vinto ben due titoli, non solo come comparsa ma come vero e proprio comprimario al fianco di grandissimi campioni (e futuri Hall of Famers), il che costituisce un valore aggiunto molto probabilmente non quantificabile.

Dal punto di vista personale, un ragazzo che ha avuto il merito di sapersi costruire una carriera sulle proprie doti di “valore aggiunto” alle squadre in cui ha militato. Sicuro di se (più di una volta ha rilasciato dichiarazioni in cui si definiva un giocatore fondamentale per quella Miami dei sogni), sposato e padre di tre bambini (dai nomi sicuramente “non banali”: il primo genito, Zachiah A’mario Johnson, la figlia Queen Elizabeth, e l’ultimo arrivato, nato nell’ottobre dello scorso anno, Prynce Almario Chalmers).

Che dire quindi, non possiamo che fare gli auguri a Mario Chalmers per questa sua nuova avventura, oltre che fargli sentire il calore dei tifosi virtussini.

Curiosi di vederlo in campo, sperando che porti in Virtus un po’ della magia dei “suoi” Miami Heat.

Giovanni Fornaciari

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Categoria

Champions League, Serie A1, Virtus

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