Ormai siamo alla vigilia dell’inizio della stagione di LBA, pochi giorni ci separano dall’esordio della Virtus in Basketball Champions League, e dunque il ritorno in Europa per le V nere.

Fra la trepidante attesa e la curiosità di vedere questa “versione” 2018-2019 della Segafredo Bologna, tra la maggior parte dei tifosi bianconeri serpeggiano interrogativi e speranze su quello che potrebbe essere il corso di questa nuova stagione.

Analizzando ciò che non aveva funzionato nella scorsa annata (senza starci a dilungare eccessivamente su argomenti di cui si è parlato più che esaustivamente), si è scelto di impostare la squadra e lo stesso modello societario in maniera differente.

Per quanto riguarda la dirigenza della Virtus Bologna, si è deciso di definire dei ruoli ben chiari con delle professionalità altrettanto ben definite, in modo (a mio avviso corretto) da evitare situazioni in cui la “catena decisionale societaria” era eccessivamente lunga e dispersa.

E per questi ruoli sono arrivati il nuovo amministratore delegato, Alessandro Della Salda, figura di riferimento della dirigenza, e dal lato tecnico si è scelto Marco Martelli come nuovo DS delle V nere, che lavorando in sinergia col già citato Della Salda e con il nuovo capo allenatore Pino Sacripanti, ha costruito quella che sarà la Virtus di questa stagione.

Spostando il focus su la nuova Virtus che scenderà sul parquet, va detto che anche qui, prendendo spunto da ciò che non aveva funzionato alla perfezione in passato, si è deciso di fare un rinnovamento abbastanza radicale: allenatore d’esperienza sia in campionato che in coppa, fondamentale per guidare un gruppo che giocherà (come minimo) quasi il 50% in più di partite rispetto alla scorsa stagione.

Ciò comporta inoltre un diverso approccio alla preparazione ed al lavoro settimanale in palestra, che per forza di cose viene in parte a mancare. Tutti aspetti non di secondo piano, che vanno tenuti in considerazione al pari dell’idea di squadra che coach Sacripanti aveva in mente di plasmare.

Centro di stazza ma anche discreta tecnica, playmaker con personalità per gestire la manovra offensiva, “go-to-guy” a cui affidare il pallone in situazioni di necessità, giocatori dalla panchina che sanno quello che l’allenatore chiede loro di dare sul parquet. Questo è “l’identikit”, in linea di massima, di quelle che solitamente ci si aspetta da una squadra allenata da Pino Sacripanti, ed in effetti la Virtus è stata creata con questo schema: Brian Qvale, centro americano, bianco e di stazza ma con la mano educata, per occupare il pitturato su entrambi i lati del campo. Tony Taylor come playmaker, giocatore ancora nel pieno della sua carriera e che ha l’opportunità (nonostante abbia già avuto esperienze nel vecchio continente) di dimostrare di poter essere un vero leader in campo per la sua squadra. Il “go-to-guy” o il realizzatore come lo si voglia chiamare, impersonato da Kevin Punter, guardia americana dalla mano molto educata. Vincitore lo scorso maggio della BCL con la canotta dell’AEK Atene, Punter è un giocatore di livello e buon realizzatore, anch’esso in cerca di una squadra/occasione per brillare ulteriormente ed essere punto di riferimento.  Gli uomini di sistema che possono dare il loro importante contributo anche dalla panca sono sicuramente Baldi Rossi, Cournooh (vero e proprio “senatore” del coach lombardo), ed il nuovo centro serbo-canadese Dejan Kravic. Tutti loro portano sul campo minuti di qualità e sostanza, sia in fase offensiva che difensiva. A loro poi si aggiungono due giovani di grande potenziale e con bisogno di migliorarsi: Alessandro Pajola e Alessandro Cappelletti. Al primo, dopo alcune ottime prestazioni nello scorso campionato, dove ha dato prova di grande “vocazione” difensiva, è richiesto un maggior coinvolgimento in attacco, così da fare il passo in avanti qualitativo che (personalmente ritengo) è nelle sue corde.

Il giovane Cappelletti invece proviene da alcuni sfortunati anni di crescita rallentata da purtroppo diversi infortuni che lo hanno tenuto fermo in diversi periodi. Il ragazzo quindi deve ritrovarsi e mettersi in sfida anche con se stesso ad un piano maggiore, ma fin dalle prime uscite di pre-season, pare che il carattere non gli manchi.

Discorso a parte meritano 3 giocatori, ovvero Amath M’Baye, Pietro Aradori e Kelvin Martin.

Aradori ormai lo conosciamo: giocatore dal grande talento offensivo, capace di crearsi il tiro come pochi altri giocatori del nostro campionato, ma con la pecca di non essere proprio “un mastino” in fase difensiva. Ma coach Sacripanti potrebbe impiegarlo maggiormente come “arma tattica”, sfruttando bene l’intercambiabilità con Martin, cosa che sarà, a mio avviso, una delle costanti di quest’anno. Per questa stagione inoltre risulta evidente che non sarà più lui l’unico “go-to-guy” della Virtus in caso di emergenza in attacco, ma bensì verrà “sollevato” da questo compito sia da Punter che da Taylor.

Per quanto riguarda i M’Baye e Martin, va detto che entrambi sono giocatori di talento ma che puntano a fare un ulteriore “salto di qualità”: il francese per riprendersi dopo l’anno abbastanza infruttuoso vissuto a Milano (sperando possa tornare ai livelli della sua prima stagione vissuta a Brindisi), l’americano per affermarsi ulteriormente sul palcoscenico europeo, dopo aver “saltato” le coppe lo scorso anno a Cremona.

Baldi-Rossi è sulla via del ritorno verso la versione di FBR vista a Trento prima dell’infortunio. Ciò sarebbe ottimo, perché Baldi Rossi dalla panchina può offrire ottimi minuti di qualità su entrambi i lati del campo.

Infine Pajola, giovane che è entrato nel cuore di tutti i virtussini per la sua grinta, la sua determinazione e la “difesa asfissiante” che qualche volta ci ha mostrato in partita. Quest’anno però gli viene chiesto di fare anche un passo ulteriore in avanti per migliorare il proprio aspetto offensivo. Minuti di gioco gli saranno senza dubbio concessi, anche se dovrà probabilmente spartirli con Cappelletti.

Per concludere, la Virtus di quest’anno pare una squadra costruita con un criterio ben preciso, abbastanza equilibrio tra i ruoli e le caratteristiche di ognuno dei giocatori, per evitare che ci si “pestino i piedi in campo”. Inoltre la guida tecnica pare molto concentrata e motivata, cosa che fa ben sperare sulla tenuta sia fisica ma anche mentale durante il corso della stagione, che ci tengo a ricordarlo, come minimo sarà più lunga di quasi il 50% rispetto alle annate precedenti.

Termino con una breve riflessione sul campionato LBA che va per cominciare: come abbiamo visto negli ultimi anni, oltre alle squadre che nettamente guidano la classifica di Serie A, il distacco tra la 4 e la dodicesima squadra spesso è molto risicato, mostrando un generale equilibrio dove una squadra può passare, in una sola partita, dall’essere abbondantemente in zona playoff all’essere cacciata fuori dalle prime 8 e dover inseguire. E ciò vuol dire che l’attenzione dovrà sempre essere al massimo, anche con il doppio impegno a drenare qualche energia.

Ciò che però non dovrà mai mancare è il calore e l’affetto dei tifosi, che riempiranno il PalaDozza ed inciteranno la squadra. L’augurio che mi sento di fare a tutti i virtussini è quello di uscire dopo ogni partita dal Palazzo con la consapevolezza che, comunque sia andato l’incontro, i ragazzi in campo abbiano dato il massimo per quella maglia.

Buon basket e buona stagione a tutti.

E sempre Forza Virtus!

 

Giovanni Fornaciari

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Categoria

Serie A1, Virtus

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