Il finale di stagione della Virtus

Dopo la sconfitta sul campo del PalaBigi di Reggio Emilia, la stagione 2017-2018 della Virtus Segafredo Bologna può considerarsi conclusa.

Conclusa purtroppo con un risultato amaro, sconfitta per 104-99, che decreta il mancato accesso alla post-season della squadra allenata da coach Alessandro Ramagli. Ma l’insuccesso nell’ultima partita della stagione regolare è solo uno dei “tasselli” che hanno contribuito al nono posto conclusivo delle V nere.

Perché se è vero che a Reggio si sarebbe dovuto vincere “assolutamente” per entrare ai play-off, è altrettanto vero che bisognava evitare a tutti i costi di dover arrivare a giocarsi tale obbiettivo all’ultima giornata (su un campo dove non è mai facile vincere, nonostante Reggio fosse già fuori dai giochi).

Il punto su cui vorrei focalizzarmi infatti non è tanto l’ultimo incontro, quanto il periodo “negativo” vissuto dalla Virtus nell’ultima parte di stagione. Come anticipato prima, ciò che (dal mio punto di vista) ha contribuito maggiormente all’esclusione dalle prime 8 della Segafredo è stata la striscia negativa e sfortunata di partite perse in casa, sul campo del PalaDozza.

Ebbene, la stagione “casalinga” della Virtus è terminata con 3 sconfitte consecutive (oltretutto in partite dal “peso specifico” importante), ed in generale con un “record negativo” di 3 vittorie (Trento, Pesaro e Brindisi) e 4 sconfitte (Milano, Cantù, Varese, Avellino) nel girone di ritorno.

Che dire a riguardo? Sicuramente non si può dire che sia mancato il “fattore campo”, poiché una delle poche certezze di questa stagione delle V nere è sempre stata la costante presenza in massa dei tifosi. Anche perché di discorsi sul tifo virtussino ce ne sarebbero tanti da fare, partendo dall’analisi di come si sia “rinnovato” col tempo, inserendo un sacco di nuove leve al proprio interno (anche grazie alla “rinascita” della società ed alla fantastica cavalcata della scorsa stagione). Pubblico che in casa hanno sempre stipato le tribune del PalaDozza, senza mai far mancare il proprio appoggio alla squadra, e che forse avrebbe “meritato” qualcosa in più nel finale di stagione.

Paradossalmente, nel girone di ritorno, la Virtus è stata più combattiva in trasferta che in casa, realizzando delle prestazioni di grandissimo spessore anche su dei campi molto difficili. Basti pensare alla vittoria sfumato solo all’ultimo centesimo di secondo sul campo dei campioni d’Italia della Reyer Venezia (Austin Daye, ‘tacci tua…), o l’esaltante vittoria in casa della Leonessa Brescia (partita che, ammetto, mi aveva un tantino illuso, regalando velleità di “alta classifica”). O ancora la vittoria nella trasferta di Torino, con una squadra ridotta all’osso, e vinta dopo mille difficoltà.

Insomma, il girone di ritorno della Virtus è stato caratterizzato da diverse prestazioni inaspettate, che hanno mostrato le qualità indiscutibili di questo roster, ma dall’altro lato ha mostrato come spesso siano mancate le “forze mentali” a questa squadra.

Le partite più importanti della stagione ce le siamo fatte scivolare dalle mani, a volte impostando delle partite nella maniera “opposta” a quanto sarebbe servito per arginare gli avversari di turno.

Esempio lampante di ciò è stata indubbiamente la brutta sconfitta ottenuta sul campo di Cremona, dove la Virtus ha fatto il contrario di ciò che le avrebbe permesso di “controllare” gli avversari.

Ramagli, prima della partita, aveva ribadito più di una volta quanto sarebbe stato importante limitare il gioco fatto di contropiedi e tiro da fuori della squadra allenata dal coach della Nazionale.

E invece è stato l’esatto opposto. E la Virtus si è adeguata al ritmo partita imposto dagli avversari invece di contrastarlo.

Una sola partita non basta per commentare l’operato di un allenatore e di un gruppo di giocatori, ma va detto purtroppo che di errori “tattici”, in questa stagione, ce ne sono stati tanti, forse troppi.

E se alla fine la Virtus non si è riuscita a qualificare alla post-season, è in buona parte dovuto a questi errori.

Sugli infortuni e sulle scelte di mercato ci sarebbe da scrivere un trattato, per quanto se n’è discusso durante l’anno e per quanto il tema abbia tenuto banco in tutti questi mesi. Di sicuro c’è che la scelta di “aspettare ad inserire il quinto americano” non ha sicuramente pagato, anzi.

Troppo spesso, causa infortuni frequenti di giocatori molto importanti, la Virtus si è trovata a scendere in campo con i ranghi estremamente ridotti. In certe partite questa situazione di “precarietà” ha influito sella prestazione globale, mentre in altre ha addirittura “caricato” maggiormente la squadra, spronandola a dare il massimo e raccogliendo qualche risultato prezioso per strada. Ma, personalmente, penso che aver avuto i ranghi ridotti per diverso tempo abbia alla fine influito negativamente sulla tenuta dei giocatori, specialmente nel lungo periodo. E che si sia arrivati un tantino provati nel finale di stagione.

Tantissimi altri argomenti andrebbero trattati, come ad esempio un’analisi sul rendimento dei singoli giocatori. Ma per quello ci sarà tempo. Come ci sarà tempo per dare uno sguardo alle prospettive future di questa squadra.

Per ora mi limito a concludere con un sincero ringraziamento a tutti i tifosi Virtussini che hanno sostenuto la squadra in questo anno di “ritorno” nel nostro habitat naturale.

Grazie a tutti voi, perché essere parte di un tifo così non solo è un piacere, ma anche una grande fortuna.

Sempre Forza Virtus!

 

Giovanni Fornaciari

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