“Sassari, Brescia, Venezia, Milano. Che, oltre ad essere sì, città della nostra penisola, sono soprattutto gli ultimi 4 martiri della causa virtussina. Ripercorrendo, tutto ciò, tutto questo tortuoso percorso, non si può che dire:
“Se avessimo fatto…”
“Se fosse stato…”
“Se non fosse successo…”
Tanti “se”, tanti “ma”, tante se non troppe “sfortune”, tante accidentali, altre un po’ più evitabili. Ma facciamo un passo alla volta, facciamo uno scalino alla volta, proprio come facciamo “ogni maledetta domenica”, scalando le mura del Paladozza”

“I “se” e i “ma” sembrano essere i piatti preferiti del grande menù che ogni settimana legge il tipico tifoso bolognese. Come una formula magica, prima di ogni frase appaiono queste due semplici parole: circa un mesetto fa, ricordo bene chi diceva “SE Aradori non si fosse male…”, “SE con Brescia fossimo stati al completo..”, “MA Ramagli si scorda i giocatori in panchina…” oppure poco tempo fa, sentivo imprecare “SE non avesse tirato da casa sua…”
Beh, sinceramente non so quanto serva proferire tali parole, serve solamente prenderne atto, tutto qui. E ripartire da dove ci si è arenati, da dove qualcosa “non é filato liscio come l’olio”. Questa dev’essere la nostra mentalità, la solita mentalità vincente che in Italia e in Europa ci fa chiamare Virtus”

“Pioggia incessante e strade in delirio. Solito scenario invernale della nostra città, molto più insolito però il fatto di veder giocare la Virtus alle 17:30… Nemmeno il tempo di respirare, fuggire dallo stadio e correre al Paladozza. Ma la voglia é quella di sempre, soprattutto se ad accoglierti c’é una splendida banda di colori nero-bianco-grigio che ricopre l’intero palazzetto. E nel match più titolato d’Italia, é necessario essere presenti ed onorarlo al meglio.
Fossero un pochino più a braccetto le due squadre durante il corso della partita, sarebbe molto più eccitante per tutti, per i tifosi a palazzo, per i tifosi a casa e forse anche per quei pochi tifosi milanesi in quel ristrettissimo spazio nella curva Nannetti.
Era d’obbligo aspettarselo, il momento d’oro di Milano rispecchia tutte le qualità di una squadra costruita per far bene. In tutto ciò, la Virtus risponde presente, non nella prima metà di partita, ma bensì nel seconda: Aradori vero trascinatore, Slaughter solito mattatore d’area di rigore, Ndoja capitano d’altri tempi… Ma tutto ciò non sembra bastare: Kuzminskas e compagnia non cedono e, mentre i secondi passano, il divario rimane costante, oscillando tra i 5 e i 12 punti per buona parte del match. E quindi, costretti a inseguire la lepre, come una lenta tartaruga. Solo che nella favola, la tartaruga supera la lepre, qui al Paladozza, la tartaruga rimane indietro. Cosa salvare? Il tifo, la voglia dei giocatori, la presenza di Coach Ramagli. E qui, ecco che ripartono i “se” e i “ma”…
“SE Lafayette non avesse tirato “alla vecchia” sul -7…”
“SE avessimo fatto un miglior primo tempo…”
“MA Gentile non é ancora al meglio…”
Che tutto sommato, non é sbagliato fare determinate considerazioni… E invece, io, voglio andare contro tendenza e urlare: “MA che cuore questo Pajola!” Ancora una volta chiamato a rimpolpare le rotazioni dopo i vari infortuni e la sua presenza si nota, eccome se si nota. Corsa, disturbi, voglia, tutto ciò che ama un tifoso…”

“Con i “se” e con i “ma” non si va tanto in là… Intanto Domenica abbiamo la Leonessa. Vogliamo continuare con i “se” o vogliamo passare ai “SI”? Non perdiamo l’entusiasmo, la scalata verso i playoff é ancora lunga…
E chissà, magari, qualcuno arriverà…”

Uomo della Curva: la Curva

Matteo Mazzega

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