Nel match più titolato d’Italia vince Milano: Virtus battuta 67-73, ma con un ottimo secondo tempo.

La sfida più titolata d’Italia, la super classica del campionato, il match tra le nobili del basket italiano è andato in scena ieri sera al al Paladozza dopo più di vent’anni: Virtus Bologna – Olimpia Milano.

Sfida che sulla carta indicava i meneghini come favoriti, e così è stato, con l’Olimpia che ha conquistato i 2 punti in palio vincendo 66-73, sfruttando quelli che sono i suoi punti di forza, che ne fanno la “corazzata” del campionato. Non tanto per il gioco mostrato in campo, quanto per la profondità e la qualità del roster, non comparabile (soprattutto per quanto riguarda la lunghezza della panchina) con quello della Segafredo, che ieri sera si presentava senza Stefano Gentile (out per l’infortunio rimediato a Venezia) e con il fratello Alessandro “a mezzo servizio”, rientrato in extremis dall’infortunio per dare una mano alla squadra ed essere della contesa.

Perciò una Virtus corta e con Gentile acciaccato, contro una Milano a cui mancava Jordan Theodor, ma che veniva a Bologna in uno dei suoi momenti migliori degli ultimi mesi.

Infatti le “scarpette rosse”, dopo la batosta subita in Coppa Italia dai rivali di Cantù, hanno rialzato la testa con due vittorie in Eurolega (tra cui la prestigiosa vittoria sul campo del Kimki Mosca) e con il centello rifilato in casa alla Dinamo Sassari della settimana scorsa.

Perciò la Virtus, corta nelle rotazioni sia per le assenze che per la composizione del roster, si trovava di fronte un’avversaria di maggior levatura tecnica ed in crescita, rendendo ancora più difficile la “missione” di batterli.

Sicuramente va detto che il “fattore campo”, in questo caso, ha dato il massimo per sostenere il quintetto di coach Ramagli. Il Paladozza infatti, che già normalmente è una bolgia per tutte le partite di campionato, in questa “sfida di cartello” ha indossato un meraviglioso vestito bianconero, costituito dalla spettacolare coreografia eseguita da tutto il Palazzo. Tre strisce: bianca, nera e grigia, che al momento della presentazione delle squadre, hanno ricoperto gli spalti di Piazza Azzarita, regalando uno spettacolo difficilmente ammirabile su altri parquet di Serie A, unito al frastuono dei 5570 che ieri sera hanno assiepato i posti nelle curve e nelle tribune.

Oltre allo spettacolo sugli spalti, sinceramente impareggiabile, è andata in scena una partita comunque emozionante.

Il primo quarto è stato controllato dall’Olimpia: la squadra allenata da Simone Pianigiani ha fatto subito valere il tasso tecnico dei propri giocatori, e l’atletismo che quest’ultimi possono mettere in campo.

Kuzminskas e Micov dimostrano di essere giocatori da Eurolega, ai quali non puoi lasciare neanche un centimetro sennò ti puniscono (entrambi a segno da 3 ed in penetrazione). Bertans è il cecchino dall’arco, e infatti appena ne ha l’opportunità si prende il tiro dalla lunga, infatti nel primo quarto il risultato indica un 11-22 per gli ospiti.

Per la Virtus invece alcune difficoltà a trovare il fondo della retina, ma anche molti (troppi) errori veramente banali in transizione o sotto canestro (almeno 4 occasioni chiare e non complicate per segnare, sprecate malamente da un Ale Gentile evidentemente non ancora al 100% ed un Pietro Aradori che parte abbastanza sottotono). Sotto le plance Slaughter fa il suo, sfruttando l’inizio sottotono dei lunghi di Milano.

Il capitano, Klaudio Ndoja, soffre un po’ in difesa contro avversari di stazza ed atletismo maggiore, ma quando viene chiamato in causa, segna due triple importanti. Infatti, nella seconda frazione le V nere si rialzano e segnano più che nei primi 10 minuti, ma senza riuscire a recuperare punti ai biancorossi.

Si attiva Aradori in casa bianconere, Gentile fa fatica e oltretutto non gli vengono riconosciuti alcuni falli a favore in penetrazione o in post, il che non lo aiuta ad entrare meglio in partita. Per Milano salgono in cattedra Jerrels, fino a quel momento poco incisivo, e Guidaitis, che mostra il suo atletismo schiacciando a canestro (dopo una serie di salti a rimbalzo, il giocatore lituano cattura il pallone e, letteralmente, “prende l’ascensore” e inchioda la bimane).

Minuti in campo per Alessandro Pajola, nota veramente positiva in un primo tempo “faticoso” per la Segafredo Bologna. Il giovane virtussino, in grande crescita nell’ultimo periodo, si guadagna 5 minuti in campo per sopperire all’assenza di Stefano Gentile, e non sfigura per niente, anzi. Tantissima dedizione in campo, sempre attento e con una difesa asfissiante e molto fastidiosa sugli esterni dell’EA7. Due falli subiti in penetrazione ed una bellissima palla rubata da dietro sono il suo personale bottino, ma è davanti agli occhi di tutti la grinta che questo ragazzo mette in campo, e questa è la cosa che i tifosi amano di più.

Il primo tempo termina con Milano che conduce di 12 lunghezze, 28-40.

Inizio quindi abbastanza negativo per la squadra allenata di coach Ramagli, che quindi si trova un certo “handicap” da provare a recuperare all’inizio della ripresa. Ma l’atteggiamento che hanno le V nere all’uscita dagli spogliatoi è quello giusto: complice un “rallentamento” della locomotiva Armani, la Virtus recupera grazie ad un’ottima difesa e finalmente a qualche canestro in più. Lafayette trova due bombe, una su di un ottimo scarico di Kenny Lawson, Pietro Aradori con un gioco da tre ed una tripla delle sue, Slaughter con il suo solito lavoro d’atletismo in area. C’è però chi latita nelle file bianconere, primo fra tutti Baldi Rossi. Filippo infatti non sembra mai essere in partita, scelte non sempre giuste e quella mancanza di sicurezza che lo attanaglia da qualche partita a questa parte. Probabilmente la sua peggior prestazione dal suo ritorno sotto le due torri. Umeh segna qualche punto, ma è molto meno brillante del solito, soprattutto dopo l’ottima prestazione di domenica scorsa al Taliercio contro i campioni d’Italia di Venezia, dove aveva fatto una prestazione da trascinatore. Lawson soffre molto con i lunghi solidi e versatili di Miano, e si occupa prevalentemente di non concedere troppo in fase difensiva, piuttosto che spingere in attacco.

La Virtus comunque, spinta dal suo pubblico, recupera un po’ e nonostante alcune occasioni sprecate si trova sotto di 7 alla fine del 3° quarto, 47-54.

Sembra quindi essersi ripresa la Segafredo, anche se l’EA7 Milano da l’idea di non star spingendo al massimo, complice probabilmente anche la stanchezza dovuta al doppio impegno in Eurolega.

I bianconeri continuano a spingere, rimanendo stabilmente tra i 10 ed i 5 punti di svantaggio. Peccato per due azioni offensive un po’ gettate nella pattumiera, quando Lafayette e Baldi Rossi decidono di sparare due triple abbastanza insensate da 8 metri, che non trovano buon esito. Comunque anche Milano non ci prende, e questo porta la Virtus ad essere sotto solo di 5 punti a soli 3 minuti dalla fine. Umeh prova due tiri, uno da dentro l’area ed uno subito dopo da tre, che ballano sul ferro ma vengono “sputati fuori”, e che avrebbero inciso enormemente sulla partita. Anche la sfortuna è complice in certi casi, e di solito quando non riesci a capitalizzare delle buone azioni, finisci per perdere la spinta che avevi guadagnato e gli avversari ne approfittano. Milano ritrova la via del canestro e riprende quei punti che le danno sicurezza e che alla fine costituiranno lo scarto finale, ovvero 67 a 73.

Partita difficile per le V nere, visto anche l’inizio (come detto in precedenza), ma che comunque ha visto una squadra lottare senza paura e senza tirarsi indietro, facendo un secondo tempo di buon livello contro una squadra oggettivamente molto più attrezzata. L’ex di spicco della partita, Ale Gentile, non riesce ad incidere vista la sua condizione non ancora ottimale. Qualche errore banale di troppo toglie qualche punto al bottino finale delle V nere, ma alla fine il risultato maturato è quello giusto. Alla Virtus manca ancora un piccolo tassello per poter ambire alle alte sfere, ma comunque è una squadra che dà fastidio a qualsiasi avversario anche più quotato.

Rimangono negli occhi di ogni tifoso bianconero due cose: lo spettacolo del tifo e della coreografia dell’intero palazzo, e la grinta messa sul parquet da Alessandro Pajola. Due cose tutt’altro che scontate e che vanno apprezzate a pieno.

Il prossimo impegno è contro un’altra squadra solidissima e che sta facendo benissimo quest’anno: la Germani Basket Brescia.

Oltre ad avere ancora “il dente avvelenato” per i precedenti incontri con la squadra bresciana, la Virtus vorrà sicuramente fare un ulteriore passo in avanti, e si spera di poter essere al completo per la prossima trasferta. Non sarà facile, anzi, sulla carta si parte svantaggiati, ma mai dire mai. Questi ragazzi, con seppur diverse mancanze e qualche errore, mettono sempre grande carattere quando chiamati in causa, e per questo penso sia doveroso sostenerli sempre.

Ed in più, secondo la mia personalissima opinione, i risultati vanno valutati solamente a fine stagione, senza dare sentenze ad opera in corso. La corsa per i play-off è più che aperta, e bisogna stare attenti a non farsi risucchiare, e per questo la squadra ha bisogno di serenità e di supporto dalla propria base, i tifosi.

Concludo come sempre, forza Virtus!!

 

Giovanni Fornaciari

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