Una serata veramente carica di emozioni forti quella di ieri, teatro della sfida tra Virtus Segafredo Bologna e Dolomiti Energia Trento, valevole per la prima gara del girone di ritorno di questa Serie A 2017/18.

Le premesse erano quelle di un incontro certamente “sentito” (non tanto per rivalità tra le squadre e/o tifoserie, bensì perché era rimasto un po’ a tutti i virtussini, l’amaro in bocca per la sconfitta all’esordio in campionato sul parquet del PalaTrento), ma l’intensità messa in campo dai giocatori, lo spettacolo e la carica dei tifosi, assiepati sugli spalti e pronti a supportare sempre i ragazzi in campo con la V nera sul petto, erano da grande match.

Virtus fin da subito agguerrita e che difende bene, concedendo poco a Trento (solo 5 punti nei primi cinque minuti). Si capisce subito che l’arma a disposizione di coach Ramagli per scardinare la difesa trentina è quella del gioco dentro l’area, sfruttando i lunghi, e nel caso, trovando uno scarico fuori per gli esterni.

Aradori e soprattutto Marcu Slaughter appaiono subito i più in forma, contornati da un ottimo Baldi Rossi, che difende ottimamente sugli ex compagni. È proprio l’ex Trento uno dei giocatori che ha mostrato la crescita maggiore da qualche partita a questa parte, dimostrando di essere sempre più integrato nel gioco e negli schemi, un valore aggiunto non indifferente. Anche Michael Umeh fa il suo, entrando dalla panchina, difendendo forte, e mettendo una tripla incredibile sulla sirena del 1° quarto.

Il primo tempo vede una Virtus solida, che nonostante alcuni momenti di flessione, mostra un bel gioco, ed anzi, sembra essere tornata a quei livelli delle primissime partite di campionato, dov’era capace di crearsi anche un discreto vantaggio sugli avversari (per poi, purtroppo, crollare spesso nei finali), invece questa volta si vede una squadra più solida, mentalmente ed anche “tatticamente”, e che riesce a rispondere ai colpi inferti dagli avversari. In particolare dalla prestazione della stella di Trento, Dominique Sutton, il quale dopo solo metà tempo è già a 20 punti, mostrando a tratti una vera e propria predominanza fisica.

All’intervallo si è sul 44-32 per i padroni di casa, che gestiscono il risultato ma senza abbassare mai la guardia. Il terzo quarto inizia sulla stessa linea dei primi due, con Trento che non riesce a ricucire più di tanto le distanze, anzi, per colpa di qualche palla persa di troppo, scivola a – 15.

Poi succede l’evento “eccezionale”, ovvero la rissa che si scatena in campo e vede diversi interpreti. Un momento abbastanza teso e che degenera leggermente, prima di venir sedato (anche se c’è da dire che gli arbitri non hanno sicuramente fatto quanto in loro potere per evitare questo spiacevolissimo episodio).

Tutto nasce da una lotta a rimbalzo, su un tiro del giocatore di Trento, Joao Gomes, che esce. Sotto le plance ci sono Dustin Hogue, centro di Trento, Stefano Gentile, ed il play messicano dei trentini, Jorge Gutierrez, che era “appiccicato” a Stefano Gentile, trattenendolo abbastanza vistosamente nella lotta a rimbalzo. Va fatta una premessa: Gutierrez, da quando era giunto alla corte di coach Buscaglia, aveva già dato segni di eccessiva irruenza ed animo irrequieto, con gli stessi compagni e staff. Aggiungiamo il fatto che nel corso della partita, già questo giocatore aveva trovato da dire, o comunque aveva avuto qualche gesto di stizza, con Marcus Slaughter e Pietro Aradori. Quindi gli animi erano già caldi.

Stefano Gentile cattura il rimbalzo insieme ad Hogue, ed in una “classica” situazione di palla contesa, cadono a terra, lottando per il possesso del pallone. Qui Gutierrez, che non aveva alcuna mano sul pallone al momento della contesa, si getta a capofitto su Stefano Gentile, muovendosi in maniera estremamente irruenta e colpendolo (non direttamente con le mani, ma con le spalle ed un gomito largo. A questo punto, Gentile per non farsi sovrastare da Gutierrez che gli è salito addosso, smanaccia e lo colpisce con l’avambraccio. A questo punto il messicano impazzisce letteralmente, annebbiato dalla fogo, carica vistosamente il braccio desto e sferra una serie di cazzotti al tronco di Stefano Gentile, steso per terra.

Stefano inizialmente finisce indietro con spalle e testa, poi per difendersi risponde, ma ha il messicano addosso.

In tutto ciò, con gli arbitri colpevolmente troppo lontani, Ale Gentile, “fratellino” (solo anagraficamente”) di Stefano, vede che il messicano sta picchiando suo fratello, e qua, spinto dall’istinto (che un po’ gli annebbia il raziocinio) si butta a capofitto per allontanare il play trentino e difendere il fratello. Gentile quindi spintona e lascia partire a sua volta un pugno verso Gutierrez, che poi, rialzatosi da terra e tenuto da un compagno, continua a provocare Ale Gentile, il quale si lascia leggermente andare e, trattenuto a fatica e col pugno alzato, gli urla in faccia abbastanza chiaramente quali siano le sue intenzioni per chiunque si azzardi a toccare una delle persone da lui amate. Aradori si mette in mezzo, facendo capire al messicano che forse non è proprio cosa far imbufalire un “giovanotto” come Alessandro Gentile, e lo tiene lontano. Anche coach Ramagli, unico intitolato ad entrare in campo per sedare gli animi, corre dal numero 0 con la canotta nera, per evitare che si slanci una volta di più verso l’avversario, reo di aver colpito abbastanza deliberatamente il fratello. Sembra che stia per concludersi, quand’ecco che dalla panchina degli ospiti si alza Sutton, il qual scavalca i tabelloni luminosi, scende in campo, ed a fatica viene trattenuto, per evitargli di entrare in contatto con Gentile. Questa sciocchezza gli costerà l’espulsione (da regolamento nessun giocatore può alzarsi dalla panchina per entrare in campo).

Animi “raffreddati”, dopo il bollore estremo di quei pochi minuti, e gli arbitri che vanno al tavolo per visionare l’instant replay e prendere i provvedimenti necessari per poi poter riprendere il gioco.

Dopo quasi 10 minuti di visione i verdetti sono: espulsione per Gutierrez, in quanto provocatore della rissa, Ale Gentile, in quanto reagiva alle azioni del messicano, ed anche se in difesa del fratello, tirava anch’esso qualche pugno, e Dominique Sutton, per essere entrato in campo dalla panchina.

Perciò la partita riprende con la Virtus senza Alessandro Gentile (e già priva di Klaudio Ndoja), e con Trento che perde Gutierrez (ma forse quasi una fortuna, vista la brutta prestazione offerta) e Dominique Sutton, che invece era il più in forma della squadra di Buscaglia.

Da quel momento la partita naturalmente cambia, e si instaura un clima inevitabilmente più teso. La Virtus è si in vantaggio, ma deve fare i conti con rotazioni più corte nei ruoli di 3 e 4, e con il fiato sul collo di una Trento ferita, che si mette a giocare con rabbia agonistica, vogliosa di dimostrare che la partita non è affatto finita. Infatti Trento torna fino al – 7, ma grazie all’ottimo lavoro di Slaughter, assoluto MVP della gara, con la miglior prestazione da quando è giunto in Italia (per lui 25 punti, 9/11 da 2, 8 rimbalzi, 2 assist e 9, leggasi NOVE, falli subiti), vera spina nel fianco di Trento. Infatti, con un Aradori naturalmente spremuto, viste le assenze della V, che quindi aveva bisogno di momenti di pausa nel corso del gioco, ci pensa Slaughter a guadagnare per la Virtus punti preziosi. Idem Lawson, che in attacco gioca molto bene, con dei movimenti veramente aggraziati per un lungo, anche se, in generale, in difesa a volte soffre molto con avversari più veloci ed atletici di lui. Comunque Virtus che rimane sempre avanti, ed anche nel quarto finale la sostanza non cambia. Trento naturalment negli ultimi secondi ricuce un po’, ma mai in grado di impensierire la difesa delle V nere. Difesa “guidata” da Oliver Lafayette, che nella sua peggior giornata realizzativa (un solo punto), difende in maniera ottima e fa tanto lavoro sporco, oltre che servire 6 assist per i compagni, l’ultimo dei quali in alley-oop per Marcus che inchioda chiudendo definitivamente la partita. Finisce 82-75 per la Virtus, che si vendica dopo la sconfitta subita in rimonta alla prima giornata, e ribalta pure la differenza canestri.

Grande partita, grande tifo, grande prova di carattere dei giocatori, che hanno sempre mostrato di essere totalmente concentrati sull’incontro.

Vittoria importante, ed ora ai ragazzi di coach Ramagli toccano due partite sulla carta abbordabili, ma che possono nascondere più di un’insidia: trasferta a Capo d’Orlando e incontro in casa con Pesaro.

Intanto godiamoci la più bella prestazione, a detta dello stesso coach, dall’inizio dell’anno.

Come sempre, forza Virtus!

 

Giovanni Fornaciari.

Pubblicato da tirodatre

One Comment

  1. Ragazzi, vi do un consiglio: meno parole e più tabellini. Chi segue il basket ama i tabellini!

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