In Europa gioca un fenomeno di soli 18 anni. Un ragazzo sloveno che quest’estate ha trionfato all’Europeo e che in questa stagione sta prendendo per mano il Real Madrid e lo sta portando non in alto ma in altissimo. Questo ragazzo del ’99 si chiama Luka Doncic. Di lui non si può che parlare bene e ormai pare scontato il suo approdo in NBA la prossima stagione.

Sul talento, le capacità e la mano di Doncic non si può discuterne e non ha nemmeno senso parlarne poiché possiede tutte queste cose. Ciò che più colpisce del ragazzo sloveno è la spensieratezza e la semplicità con cui gioca senza finire mai nel banale o nell’esagerazione. Certo, uno potrebbe affermare che tutto questo è agevolato dalla sua giovane età o dall’essere un pupillo del pubblico ma alla fine, per la maggior parte, così non è.

Quando Dondic gioca, si diverte, mostra a tutti che fa quel che gli piace più al mondo, contagia i suoi compagni con la sua passione per la pallacanestro. E’ un po’ come se fosse al campetto: ovviamente si vuole sempre vincere, se si sbaglia un tiro ci si arrabbia ma si sa che ne arriverà sicuramente un altro e che lo si prenderà con la convinzione che entri, dopo una bella giocata ci si esalta, esattamente come ha fatto ieri quando ha segnato un tiro allo scadere da 25 metri e subito dopo gli è scappato un sorriso che aveva molto il significato di “provate pure a fermarmi che tanto segno” (la partita era poi anche un clasico).

Forse quello che manca a Fortitudo e soprattutto Virtus è proprio la spensieratezza e la convinzione dei propri mezzi. Entrambe le squadre sono formate da giocatori bravi e di talento che però ora faticano a giocare al meglio proprio perché stanno smarrendo lo spirito fanciullesco. Si gioca con molta paura, troppa pressione e al primo errore ci si butta giù. Sicuramente la mancanza di vittoria (specie in casa bianconera) e un morale individuale non troppo alto porta i giocatori a non ragionare con lo slogan “sbagliato un tiro amen, ne arriverà un altro e muoverò la retina”. Per tornare a giocare con il sorriso perché non tirare fuori la parte più fanciullesca che abbiamo? Perché non giocare con l’anima da campetto che ogni cestista ha dentro di se?

Chiudiamo con un commento sugli allenatori: Boniciolli e, soprattutto, Ramagli non stanno passando un grande momento ed è giusto spezzare una lancia a loro favore. Gli sbagli vengono commessi da tutti e sempre tutti siamo bravi a fare gli allenatori a bocce ferme. La realtà è che è giusto credere nelle proprie idee: se saranno sbagliate potrete rifarvi, mostrando di aver capito il vostro errore; la cosa importante è che non sia stupida perché per la stupidità non ci sono scusanti. Commettere errori sta a significare che si è provato a fare qualcosa, non far nulla vuol dire non sbagliare ma significa anche non crescere. I due coach delle squadre bolognesi stanno cercando la chiave giusta per creare una situazione che porti benefici a tutti e per farlo, è naturale avere degli incidenti di percorso.

Lorenzo Bencivenga

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  1. Una meraviglia per gli occhi.

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