Una Virtus imprecisa e senza carattere perde per 94-87 sul campo di Cantù.

Arriva la sesta sconfitta in 10 partite per la Virtus Segafredo Bologna, in un inizio stagionale veramente complicato che vede la squadra bianconera priva di una vera identità di squadra e che da alcune partite a questa parte, mostra un evidente calo nelle prestazioni.

Perché se è vero che dalle sconfitte con Venezia, Milano e Brescia, seppur amareggiati per come si era sviluppato il finale delle partite, si poteva uscire a testa alta (sconfitte veramente risicate, nonostante un buon gioco espresso dalla Virtus, contro le “prime della classe” di questo campionato), le ultime partita contro Brindisi, Cremona e Cantù hanno mostrato una Virtus decisamente imprecisa al tiro, meno efficace in difesa, e senza una vera impronta di gioco a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà all’interno dell’incontro. Le ultime tre partite, contro squadra non certamente irresistibili, hanno portato solo 1 vittoria (contro Cremona, anch’essa vinta, sul campo di casa, negli ultimi secondi) e 2 sconfitte (la più pesante, sicuramente, quella sul campo dell’ultima in classifica, Brindisi).

Naturalmente non voglio affermare che a Cantù bisognasse andare a vincere, perché a discapito della situazione critica in cui riversa la proprietà della squadra brianzola, la parte tecnica ed il roster invece stanno lavorando più che discretamente, rimanendo una squadra temibile, almeno tra le mura casalinghe.

Ma quello che lascia l’amaro in bocca della partita di ieri, non è tanto la sconfitta finale, ma il gioco espresso dalla squadra allenata da coach Alessandro Ramagli, che mai durante la partita ha dato l’impressione di poter dare quella scossa per potersi impadronire completamente delle redini del gioco.

A malincuore dico che ieri ho avuto la sensazione che, per la prima volta, i giocatori fossero in campo senza la consapevolezza di poter comunque dire la loro per provare a portare a casa la partita. O se vogliamo dirlo in altri termini: non ho visto nei giocatori (non in tutti naturalmente, e non sempre durante l’arco dei 40 minuti di gioco) quella voglia di rivalsa, quella grinta, quella determinazione a dare il massimo, per portare a casa i due punti e risollevare un po’ le sorti di questa squadra. Insomma, non ho visto un impegno massimo come ci si potrebbe (e vorrebbe) aspettare da una squadra con talento ma che viene da una serie di sconfitte e/o prestazioni un po’ deludenti.

Quello che mi dispiace maggiormente è che, guardando le statistiche e poi riguardando la partita, si vede che le differenze tra una possibile vittoria e la sconfitta di 7 punti che è maturata ieri sera a Desio, sono (a mio modo di vedere) veramente minime.

Guardando i tabellini intanto si capisce che gran parte dei problemi della Virtus nascono da un primo tempo in cui si è veramente concesso troppo agli avversari: si è concesso alla Betland Cantù di imporre il proprio ritmo, correre troppo in contropiede. La Segafredo ha collezionato, nel corso del solo primo tempo, 8 palle perse, che naturalmente sono state sfruttate al meglio dalla squadra di coach Marco Sodini.

8 palle perse nei primi due quarti, quando al termine dell’incontro il totale è stato di 9.

Nove palle perse non sono un’enormità, sia chiaro, ma 8 in soli 20 minuti di gioco sono veramente tante, e soprattutto pesano come macigni contro la squadra con la maggior media di punti segnati a partita di questo campionato, una squadra che se lasciata libera di tirare, spesso e volentieri ci prende (le medie al tiro a fine partita parlano per loro).

Ma il discorso si sposta su più aspetti. Come detto in esordio di analisi, rivedendo la partita a mente fredda (mi rendo conto non sia subito facile …) e analizzando le statistiche messe in piedi dalla Virtus, ci si rende conto di come la sconfitta sia passata per le mani dei nostri giocatori in buona parte. Le statistiche al tiro ci rivelano che da 2 punti, il numero di canestri realizzati dalle due squadre è identico: 26/43 per Cantù (60,5%), mentre la Virtus 26/55 (47,3%). Al tiro da tre invece è la Virtus a segnare di più, con un 9/31 dalla lunga (29%) mentre i padroni di casa registrano a referto un 7/20 (35%) da oltre l’arco dei 6,75.

A rimbalzo poi si vede come la Virtus abbia vinto la contesa, dominando nei rimbalzi offensivi nel cuore dell’area canturina: 44 rimbalzi complessivi per le V nere, con 23(!!) rimbalzi offensivi catturati, e 21 difensivi. Per i biancoblù padroni di casa 36 rimbalzi totali, 8 offensivi e 28 difensivi.

Uno a questo punto si chiede naturalmente, guardando questi dati statistici, come sia possibile aver perso di 7 punti.

La risposta non è mai unica naturalmente, ma risiede in diversi aspetti del gioco. Intanto, i punti che mancano a Cantù per la vittoria appartengono ai tiri liberi: 21/23 dalla linea della carità per i brianzoli, contro solo 8/12 per Bologna. Sono 13 punti in più che Cantù guadagna coi tiri a cronometro fermo, e deve ringraziare in particolar modo Randy Culpepper (MVP della partita, con 28 punti e 34 di valutazione), che segna tutti e 10 i tiri liberi conquistati.

La combo guard della Betland è la vera spina nel fianco della Virtus: innanzi tutto inizia la sua partita subito con due triple consecutive “gentilmente” lasciate abbastanza libere dalla difesa virtussina.

E per tutta la partita rimane un rebus per la squadra di Ramagli: col suo primo passo rapidissimo lascia spesso i nostri giocatori indietro, e questo li permette di segnare parecchio: 3/5 da due, 4/5 da tre, e soprattutto di guadagnarsi dei falli, alcuni magari un tantino generosi, altri ingenuità assolute della difesa bianco nera (come i due falli su tiro da tre, che l’hanno portato in lunetta due volte con 3 tiri liberi).

Insieme a Culpepper, in doppia cifra vanno tutti gli stranieri di Cantù (più Christian Burns, autore di una doppia-doppia da 17 punti e 12 rimbalzi).

Che dire quindi, Cantù guidata da Clupepper ma soprattutto (viste anche le statistiche in precedenza) molto, molto, molto più precisa al tiro, o meglio … molto meno “sprecona” in vari frangenti del gioco, e più cinica anche a conquistarsi dei falli (con un minimo di complicità, va detto, di un arbitraggio leggermente casalingo …) che le hanno permesso così tanti viaggi in lunetta.

Ma basta analizzare il dato dei rimbalzi offensivi per farsi un’idea: 23 rimbalzi conquistati nell’area canturina. Verosimilmente quindi ventitre secondi possessi dopo un tiro sbagliato. Ventitre possibilità circa di rimediare ad un attacco infruttuoso dell’azione precedente, e di sfruttare l’inattenzione della difesa dei padroni di casa. Ed invece, altre occasioni mancate, pochissimi falli a favore conquistati (o anche non-riconosciuti in parte) e lo scoramento di vedere giocatori come Aradori o Slaughter giocare decisamente sotto tono. Soprattutto il centro americano, uno di quelli sempre più combattivi, energici, risoluti sotto canestro, ieri ha fatto un più che insolito 0/5 da 2, nonostante i 6 rimbalzi offensivi catturati. Slaughter, va detto, è stato condizionato per tutta la partita dai falli commessi abbastanza presto nell’arco dei 40 minuti di gioco (2 già nel primo quarto, il terzo nel secondo ed il 4° fallo all’inizio della ripresa), che l’hanno costretto a vedere il proprio impiego sul parquet ridotto decisamente.

Ciò non toglie che nel finale, proprio Marcus, abbia sbagliato letteralmente 2 rigori da sotto, che sicuramente avrebbero permesso alla Virtus di tornare in contatto con Cantù.

Sotto tono, ed è in realtà l’ennesima volta, Pietro Aradori, che nonostante i 13 punti a referto, ha giocato decisamente male: 6/12 da 2pt, 0/5 da 3 (rileggete, zero su cinque tentativi …), e percentuali di tiro abbastanza irreali per quel tipo di giocatore, contando anche il fatto che Pietro veniva da un altrettanto pessimo 0/6 da tre nella partita casalinga contro Cremona, il che porta Aradori ad un inusuale 0/11 da tre in due partite …

Sinceramente non saprei dire il perché di percentuali tanto basse da due dei migliori giocatori della squadra. Sicuramente manca una forma di gioca meglio organizzate in vari momenti della partita, soprattutto nell’attacco alla difesa a zona degli avversari, ma la mia paura è che denoti anche una certa insicurezza nei giocatori, che a volte sembrino giocare con la preoccupazione addosso.

Ale Gentile sempre top-scorer di questa Virtus, con 21 punti a referto, 8 rimbalzi e 4 assist.

Quando vuole il figlio minore di Nando sa giocare un livello di pallacanestro veramente eccelso, sfruttando bene il suo fisico e trovando canestri complicati. Il problema però a volte è che per segnare quei 21 punti si deve prendere tanti tiri, come ieri, in cui ha tirato col 9/16 da due ed 1/4 da tre. Altro punto insolito per Ale, è l’unico fallo a favore subito in tutta la partita. Gentile che aveva iniziato la partita con 2 palle perse abbastanza sanguinose nel primo quarto, che Cantù aveva sfruttato al meglio, si era gradualmente riprese e nel terzo periodo era stato determinante per permettere alle V nere di rientrare in partita, ma anche lui come Slaughter, nel finale si è mangiato due punti veramente ASSURDI per uno come lui, in contropiede con un sottomano che si stampa sul primo ferro. Vuoi la stanchezza e tutto, ma la netta impressione è che anche lui, in quel frangente, non stesse giocando serenamente.

Concludo l’analisi della partita con una nota positiva sulla prestazione di Filippo Baldi Rossi, che nel secondo quarto è stato uno dei cardini offensivi della Virtus, mostrando le sue caratteristiche di lungo capace di aprire il campo, e mantenere l’area sgombra per eventuali penetrazioni dei compagni, ma soprattutto capace di segnare da tre quando riceve un pallone sugli scarichi, piedi per terra. Per lui 10 punti, con 2/3 da tre, ed ottimo impatto, anche se un po’ dimenticato in panchina nel finale di partita.

Che dire, Virtus non bella, e che fa arrabbiare soprattutto perché si vede che le potenzialità ci sono, è fuori questione, ma manca la precisione, manca una visione di gioco adatta a questo tipo di roster, e ieri, per la prima volta, ho avuto la netta sensazione che mancasse la grinta necessaria e, purtroppo, la serenità (che è fondamentale) in fase offensiva, di diversi giocatori.

Ora, io non sono mai stato contro coach Ramagli, e ritengo che troppe volte si sia “chiesta la sua testa” ingiustamente o prematuramente, ma il timore è quello che più dal piano tattico (in cui ha fatto qualche progresso, aggiungendo nuovi schemi che si sono visti rispetto ad inizio anno) al coach toscano della Virtus manchi una presa forte sul gruppo. Spero di essere smentito, ma ormai le partite che mancano per centrare il primo obbiettivo della stagione, la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia, sono sempre meno, e la classifica non ride alla Virtus Segafredo Bologna.

Detto ciò, appuntamento a Domenica prossima, 17 Dicembre, per la sfida casalinga alla Fiat Torino dell’ex Peppe Poeta. In programma come lunch match delle ore 12:00.

Come sempre, “Forza Virtus”!

 

Giovanni Fornaciari

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