12 ottobre 2017

Italia, che ti succede?

In ambito sportivo le nazionali italiane di molteplici sport sembrano arrancare e riscontrare più di qualche difficolta. L’Italia maschile della pallavolo ha disputato un europeo certamente sottotono e deludente ma i giocatori ci sono, piccole stelle stanno crescendo e quindi si può archiviare come una battuta d’arresto, una brutta prestazione. La nazionale di calcio si trova impegnata a disputare i playoff per accedere ai mondiali di Russia 2018 e, se alla presentazioni dei sorteggi questo fatto sembrava inevitabile, ora ci si ritrova con una squadra a cui manca un fuoriclasse, a cui manca esperienza e che è circondata da un ambiente difficile. Infine abbiamo l’Italbasket che più dei quarti all’Europeo certamente non poteva andare vista la caratura e la forza della Serbia ma che ha messo in mostra molti, molti problemi a cui occorre trovare una soluzione.

Ovviamente noi oggi parleremo della nazionale cestistica, lasciando a di chi dovere tutte le altre. Al termine della manifestazione europea, Giovanni Petrucci, Presidente FIP, ha nominato Bogdan Tanjevic come direttore tecnico delle nazionali per cercare di sistemare il tutto e queste, sono state le sue parole di quest’ultimo al termine del consiglio federale dello scorso 6 ottobre: “Dobbiamo parlare con la Lega per proporre alcune cose, molto dipenderà dalla buona volontà dei club. L’A1 che vedo non mi piace per niente, mentre l’A2 mi piace molto di più. Il livello di gioco dell’A1 sarebbe migliore con più giocatori italiani”.

Partiamo con il dire che in A1 le squadre difficilmente creano un progetto sul quale credono fino in fondo e che vivono campionato per campionato cercando di raggiungere i propri obiettivi. Siccome lo straniero viene visto come una sorta di fenomeno, di fuoriclasse pronto a salvare chiunque da una situazione difficile, si opta per un giocatore diverso dalla nostra nazionalità anche se in casa si hanno giovani bravi e preparati con l’unico problema di dover fare esperienza e di giocare permettendosi di sbagliare.

Eliminare i giocatori stranieri dai nostri campionati sarebbe un errore enorme e certamente finirebbe con l’abbassare ancora il livello del nostro basket. Questo perché il giocatore non italiano che sia serbo, francese, spagnolo, americano, cinese ecc. ecc., ha una mentalità, un suo modo di giocare e sue caratteristiche che noi non abbiamo e quindi fornisce certamente spunti di crescita permettendo un confronto costruttivo e vero per provare a fare un salto di qualità.

Quindi la soluzione potrebbe essere quella di imporre un numero massimo di stranieri, come accade in A2, obbligando le squadre a optare per 4 stranieri e 8 italiani nella costruzione del roster, in modo da acquistare stranieri anche più forti e da dar spazio ai nostri. C’è una cosa che nessuno dice ma che è fondamentale: il contesto in cui gioca un giocatore. Per spiegarlo facciamo un esempio: se sono un difensore e gioco con Maldini, Baresi, Costacurta e Tassotti cresco e imparo dai migliori… anche uno scarso diventerebbe bravo! Invece si “invecchio” con Zapata, Paletta e Abate (con tutto il rispetto per loro e per il loro impegno), per me è più complicato crescere nel modo giusto e più qualitativo.

Nel basket è la stessa identica cosa, al nostro campionato serve qualche stella, qualche cestista che faccia parlare di se e soprattutto che porti tanto entusiasmo. Proprio questo è un altro problema: il tifoso fatica a rispecchiarsi nella squadra o l’interesse nella pallacanestro non è altissimo e l’aumentare il numero di italiani in campo, come diceva Tanjevic, porterà giocatori a lottare, sudare e giocare per onorare al meglio la maglia che indossano

Diamo anche qualche incentivo alle squadre nel far giocatore i propri giovani e se non lo fanno, creiamo centri federali in cui potersi mettersi alla prova e confrontarsi. Meriterebbe anche un discorso a parte la questione allenatori ma, tralasciandola un po’, affermiamo solo la necessità di formare al meglio i coach che poi plasmano i futuri giocatori. 

Di esempi ne abbiamo tanti come la Spagna, la Serbia, l’Islanda ma bisogna partire da una certezza: siamo l’Italia e abbiamo la forza e la capacità di rialzarci!

 

Lorenzo Bencivenga

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