Quello riportato di seguito è un estratto dell’intervista fatta dalla “Giornata Tipo” a Ettore Messina. L’articolo integrale è disponibile al seguente link Parola ad Ettore.

Cosa ti ha sorpreso di più e cosa ti ha deluso di più della Nazionale agli Europei?

Deluso niente, assolutamente. Mi ha sorpreso invece la rapidità con cui questo gruppo ha trovato una grande coesione. Io ho solo cercato di non complicargli la vita e di essere chiaro nelle cose da fare per poter essere competitivi in un torneo come gli Europei. Hanno fatto tutto loro, io c’entro poco. Da allenatore gli ho solo messo a disposizione quello di cui hanno bisogno, come un consiglio, un rimprovero o una parola di conforto. Il merito di tutto ciò, ribadisco, va a loro.

La Nazionale è in parte lo specchio del movimento cestistico di un paese. In cosa siamo più indietro rispetto agli altri?

Nella coesione. A me ha colpito molto il fatto che quando abbiamo giocato contro la Serbia, a bordo campo c’erano Obradovic, Ivkovic, Danilovic, Tomasevic e tanti altri. Un gruppo di “grandi” storici che era lì ad un evento importante per il proprio paese. Da noi la Nazionale viene da sempre vissuta come un male necessario. Salvo poi essere tutti contenti in quelle occasioni in cui la Nazionale vince qualcosa. Ma per 10-15 giorni, dopo si ritorna al solito discorso. E non parlo del tifoso, anzi, i tifosi sono molto appassionati e attaccati alla Nazionale ed è stato bellissimo vederli arrivare fino a Tel Aviv per sostenere la squadra. Ma è inutile girarci intorno, il movimento, da nord a sud, vive la Nazionale come un male necessario.

Credo che uno dei più grandi problemi del nostro rapporto con lo sport stia alla base. In Italia lo sport non viene considerato come elemento fondamentale per la crescita dei ragazzi, a scuola si fa pochissimo sport. Sei d’accordo?

Abbiamo un grosso gap nei confronti degli Stati Uniti e di tanti altri paesi, ma non penso sia un problema risolvibile, almeno nel breve periodo. In Italia lo sport non è per tutti. E non è un problema solo di Federazione ma della società. Perchè la Federazione, da sola, non ce la può fare.

Parliamo del mercato degli Spurs, con un Rudy Gay in più. Mossa in ottica di un quintetto “basso” con Gay o Leonard da 4?

Rudy Gay giocherà anche da 4 e sicuramente giocheremo con l’obiettivo di avere spesso in campo un quintetto “piccolo”. Andiamo in contro alla pallacanestro di oggi dove i 4 e i 5 devono saper fare tante cose e avendo noi dei 5 con caratteristiche ben precise, nello spot di 4 cerchiamo di avere giocatori che possano allargare il campo, e correre il campo, proprio come Rudy Gay.

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